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Droctulfo
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mwawDroctulfo o Drogdone in latino Droctulfus, Droctulft e Drocton (... – dopo il 598?) è stato un duca longobardo e un generale bizantino di origini suebe. Visse nel VI secolo al tempo di Autari e dell'imperatore Maurizio. Ci danno testimonianza di lui le Storie di Teofilatto Simocatta, i capitoli III,18 e III,19 dell'Historia Langobardorum di Paolo Diacono e poche testimonianze epigrafiche, tra le quali il suo epitaffio. Il suo nome è noto in diverse varianti: Droctulfus in mwbqGregorio Magno, Droctulf in mwbgPaolo Diacono, Drocdon in mwbwAgnello Ravennate e Drocton nell'epitaffio e in mwcaTeofilatto Simocattacite-ref-1[1].
Contents
• Note
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Biografia
Di origini mwgasuebe, in gioventù era stato prigioniero alla corte di mwgqAlboino, ma per i propri meriti (scrive Paolo che era «mwggforma idoneus») aveva ottenuto dai Longobardi la dignità di mwgwduca. Paolo Diacono ipotizza che disertasse e si mettesse al servizio dei bizantini per vendicarsi dell'antica prigioniacite-ref-diacono18-3-0[3]. Un'altra ipotesi, proposta dallo storico inglese mwiaThomas Hodgkin, vedrebbe invece un giovane Droctulfo catturato dagli stessi Romani, condotto a Ravenna, e qui sarebbe iniziata l'opera di fascinazione che avrebbe convinto Droctulfo a nutrire un certo interesse per la cultura e la civiltà latina.cite-ref-4[4]
Droctulfo iniziò a combattere per i Bizantini intorno al mwjg572, data dell'assassinio di Alboino e della fuga di mwjwRosmunda ed mwkaElmichi a mwkqRavenna. Il suo epitaffio indica che la sua prima impresa importante fu la riconquista di mwkgBrixellum (oggi mwkwBrescello, in mwlaprovincia di Reggio Emilia). Successivamente, nel 574, a capo di una piccola flotta («mwlqPuppibus esiguis»), Droctulfo riconquistò anche mwlgClasse e la strappò al futuro duca di Spoleto mwlwFaroaldo, il quale, dopo essere stato al soldo dell'imperatore, si era ribellato per fondare una dominazione autonoma. Conservando il grado di duca (per i romani, "mwmadux"), per una decina d'anni Droctulfo restò a capo di Brixellum, città che per l'Imperatore rappresentava, nella pianura dominata dai Longobardi, un importante presidio sul mwmqPo, da cui si potevano controllare le vie di collegamento fluviale con Ravenna e con il porto di Classe.
Racconta lo storico ferrarese mwmwBonaventura Angeli che, alla fine del mwnaPeriodo dei Duchi, quando il re dei Longobardi mwnqAutari attaccò Brixellum, Droctulfo, a capo delle milizie imperiali, resistette strenuamente all'assedio; solo quando iniziarono a scarseggiare i viveri, con un'improvvisa sortita, Droctulfo forzò l'accerchiamento del nemico e riuscì a mettersi in salvocite-ref-5[5]. Mentre la città di Brescello veniva rasa al suolo, Droctulfo, portando con sé con le insegne, discese il Padorenocite-ref-6[6] e riparò a mwpgRavenna. Da questo momento egli continuò a prestare servizio per l'Imperatore e per Ravenna che, stando al suo epitaffio, «reputò sempre essere la sua patria» («mwpwHanc patriam reputans esse, Ravenna, suam»).
Nel mwqq586 Droctulfo era impegnato in mwqgTracia in qualità di ipostratego al fianco dello stratego mwqwGiovanni Mystacon. Le storie di mwraTeofilatto Simocatta riferiscono che fu grazie a uno stratagemma decisivo di Droctulfo, il quale dopo aver simulato la fuga, si era gettato, alla testa dei suoi uomini, sugli inseguitori, che i bizantini riuscirono a spezzare l'assedio di mwrqAdrianopoli e a sconfiggere gli mwrgAvaricite-ref-7[7].
Della sua morte non si sa molto, a parte il fatto che ebbe luogo lontano da Ravenna. Essa non si verificò necessariamente in battaglia, ma avvenne forse in mwtaAfrica, se è corretta l'identificazione con il Droctulfo definito «de hostibus ad rempublicam veniens» che, in una breve lettera dell'ottobre mwtq598cite-ref-8[8], papa mwugGregorio Magno raccomandava all'esarca bizantino d'Africa, mwuwGennadio. L'epitaffio ricorda che Droctulfo, che era solito rientrare a Ravenna dopo i suoi numerosi trionfi, aveva chiesto a un certo sacerdote Giovanni (mwvasacerdotem Iohannem), forse l'mwvqarcivescovo di Ravenna Giovanni II, di essere sepolto nella città romagnola. I cittadini dell'antica capitale gli furono riconoscenti tanto da concedergli l'onore di essere sepolto davanti alla soglia del mwvgmartire mwvwVitale e da dedicargli un mwwaepitaffio che colpì l'immaginazione di storici e poeti, tra cui mwwqCroce e mwwgBorges.
Epitaffio di Droctulfo
«In questo tumulo è chiuso, ma solo con il corpo, Droctulfo
perché, grazie ai suoi meriti, egli vive in tutta la città.
Egli fu con i Bardi, ma era Svevo di stirpe:
e perciò era soave a tutte le genti.
Il volto era tremendo all'aspetto, ma l'animo buono,
la sua barba fu lunga sul petto robusto.
Amò sempre le insegne del popolo romano,
sterminò la sua stessa gente.
Per amor nostro, sprezzò gli amati genitori,
reputando che qui, Ravenna, fosse sua patria.
Prima gloria fu occupare Brescello.
E in quel luogo restando, terrifico fu pei nemici.
Poi sostenne con forza le sorti delle insegne romane,
Cristo gli diè da tenere il primo vessillo.
E, mentre Faroaldo con frode trattiene ancora Classe,
egli prepara le armi e la flotta per liberarla.
Battendosi su poche tolde sul fiume Badrino,
ne vinse infinite dei Bardi, e poi superò
l'Avaro nelle terre orientali, conquistando
la massima palma per i suoi sovrani.
Con l'aiuto del martire Vitale, giunse da loro:
spesso vincitore, acclamato, trionfa.
Per le membra egli chiese riposo nel tempio
del martire: qui è giusto che, morto, egli resti.
Egli stesso lo chiese, morendo, al Sacerdote Giovanni,
per il cui pio amore venne a queste terre.»
La lettera di Gregorio Magno
La lettera di raccomandazione che papa Gregorio invia all'esarca d'Africa mwxwGennadio nel settembre/ottobre 598 rappresenta l'ultima attestazione del nome di Droctulfo.
«Gregorio a Gennadio esarca d'Africa. Droctulfo, latore della presente, passando dai nemici allo Stato romano, si è entusiasmato del bene che si dice di voi — bene che è sparso in lungo e in largo — e vuole senza indugi mettersi con tutta l'anima agli ordini dell'eccellenza vostra. E poiché ha chiesto di essere raccomandato da una nostra lettera a voi indirizzata, salutandovi con paterna dolcezza, chiediamo che l'eccellenza vostra, come Dio la ispira e le sembrerà utile, lo sistemi in modo che egli sperimenti il bene che di voi ha sentito dire anche quando era ancora tra le file dei nemici. Contemporaneamente preghiamo che cresca per l'eccellenza vostra agli occhi di Dio onnipotente, tra le altre ricompense, quella per lui.»
Testimonianze archeologiche di Droctulfo
Del sepolcro e dell'epitaffio di Droctulfo non rimangono tracce. Il nome DROCTVLFI è citato nella cosiddetta Pietra di Proclo, una lastra tombale rinvenuta nel 1583, durante i lavori di demolizione della chiesa di San Biagio a Sabbionetacite-ref-9[9].
A Ravenna tra la Basilica dello Spirito Santo e il Battistero Ariano è ancora visibile un muro protoromanico, terminante in tre grandi cuspidi con ornamenti e croci marmoree, noto popolarmente come "La casa del Longobardo". Nel muro si identificano le vestigia dell'episcopio della cattedrale gotica il quale, secondo lo storico ravennate del IX secolo mwaqAndrea Agnello, fu la dimora di Droctulfo.
Nella letteratura
Nel racconto intitolato mwbaStoria del guerriero e della prigioniera, sulla suggestione di un verso dell‘epitaffio che era stato citato da mwbqBenedetto Croce come esempio di «poesia che alza il capo dove meno si aspetterebbe», mwbgJorge Luis Borges racconta la storia di un immaginario Droctulft. Il personaggio di Borges è un anonimo arimanno che, al seguito della propria tribù, muove guerra contro il «Nome di Roma», ma rimane folgorato dalla bellezza di Ravenna. Qui «vede il giorno e i cipressi e il marmo. Vede un insieme che è molteplice senza disordine; vede una città, un organismo fatto di statue, di templi, di giardini, di case, di gradini, di vasi, di capitelli, di spazi regolari e aperti.» Il guerriero, illuminato dalla rivelazione della Città, abbandona i suoi dei e i suoi parenti, per combattere e morire per Ravenna.
La figura di Droctulfo, ben prima di Borges, ha interessato, tra il Cinquecento e l'Ottocento, vari eruditi e storici della città romagnola che spesso offrono interpretazioni simili a quelle dello scrittore argentino: da mwcaGirolamo Rossi, che descrive la tomba del guerriero riferendo, tra l'altro, alcuni versi differenti da Paolo Diacono, a mwcqBonaventura Angeli, a mwcgLudovico Antonio Muratori ad Angelo Racheli. Dopo l'Unità d'Italia, qualche anno prima di Benedetto Croce, la vicenda di Droctulfo era già stata riletta alla luce dello Spirito della Nazione da letterati come Patrono e Casini. Ad essersi occupato degli studi in ambito storiografico su Droctulfo si ritrova anche lo storico italiano mwcwGian Piero Bognetti.
Note
cite-note-11. ↑ mwegmwewJ. R. Martindale,mwfa p. 425.
cite-note-21. Secondo la tradizione (riprendendo anche un passo del mwgaLiber pontificalis ecclesiae ravennatis di Agnello Ravennate) il muro sarebbe stato parte di un palazzo che fu dimora del duca longobardo.
cite-note-diacono18-33. ↑ Paolo Diacono, mwhaHistoria Langobardorum, mwhqIII, 18.
cite-note-44. ↑ mwiqmwigT. Hodgkin,mwiw pp. 242-243.
cite-note-55. ↑ Bonaventura Angeli, "La historia della città di Parma et la descrittione del fiume Parma", Libro I, Parma , 1591.
cite-note-77. ↑ Teofilatto Simocatta, II,16.
cite-note-88. ↑ Papa Gregorio Magno, mwmqRegistrum epistolarum, IX,9.
cite-note-99. ↑ Il testo fu copiato e tradotto al momento del ritrovamento da don Cristoforo Spalenza da Ostiano, futuro prevosto di Sabbioneta. "Proclo, prefetto di corti romane, ottimo soldato e fedelissimo seguì l'estrema fortuna dell'invittissimo Folcari. Devoto ai voleri e alla persona dell'imperatore, parteggiò per Droctulfo; ferito a Brescello, nella fuga disordinata dei suoi, rifugiò nel castello di Sabbioneta dove visse ancora parecchio tempo. Morì a 78 anni nel 591 e fu sepolto a spese dell'ospite". Antonio Racheli, mwnqMemorie Storiche di Sabbioneta, Libro 1, Casalmaggiore 1849.
Bibliografia
• mwoq(LA) mwogPaolo Diacono, mwowmwpaHistoria Langobardorum, in mwpqGeorg Waitz (a cura di), Monumenta Germaniae Historica, Hannover, 1878, Scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI–IX, 12–219. Trad. it: mwpwPaolo Diacono, Storia dei Longobardi, a cura di Lidia Capo, Milano, Lorenzo Valla/Mondadori, 1992, ISBN 88-04-33010-4. mwqamwqqTesto disponibile su Wikisource.
• Teofilatto Simocatta, mwqwStorie.
• mwrqGregorii papae I Registrum epistolarummwrg, a cura di L. M. Hartmann, in Monmwrw. Germmwsa. Histmwsq., Epistolaemwsg, II, Berolini 1899, IX, 10, mwswpp. 46 -47.
• PatER Catalogo del Patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna, mwtqhttp://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=169730
• mwtw(IT) S. Gasparri, Droctulfo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 41, 1992.
• S. Gasparri, mwuqI Duchi Longobardi, Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 1978
• citerefj-r-martindale(EN) J. R. Martindale, The Prosopography of Later Roman Empire, IIIA, Cambridge University Press, 1992.
• citereft-hodgkin(EN) T. Hodgkin, The Lombard invasion: 553-600, in Italy and her invaders, V, Oxford, 1895.
Voci correlate